In breve
- In psicologia una crisi non è una malattia: è un passaggio in cui gli strumenti che usavi per stare in piedi smettono temporaneamente di funzionare.
- La innescano quasi sempre eventi concreti - un lutto, una separazione, un licenziamento, una diagnosi, un trasloco, la pensione, i figli che se ne vanno.
- Il sostegno psicologico in queste fasi è più breve e più concreto di un percorso lungo: si parte da ciò che sta succedendo adesso.
- Crisi ed emergenza non sono la stessa cosa: se c'è un pericolo immediato per te o per altri, il numero da chiamare è il 112.
Che cos'è una crisi, in senso psicologico
Una crisi è un passaggio, non una patologia. È il momento in cui succede qualcosa che i tuoi strumenti abituali non riescono a reggere: le strategie che ti hanno sempre tenuto in equilibrio - organizzarti, stringere i denti, pensare positivo, tenere tutto sotto controllo - improvvisamente girano a vuoto.
La parola stessa lo dice: krísis, in greco, indica un punto di svolta, il momento in cui si separa una cosa dall'altra. Non è un difetto del carattere e non è un segno di fragilità. È quello che succede a chiunque quando la realtà cambia più in fretta della capacità di adattarsi. Chi ci passa lo descrive quasi sempre allo stesso modo: «non mi riconosco», «non so più chi sono adesso».
Nella prospettiva junghiana in cui mi formo, una crisi è anche un momento in cui qualcosa preme per cambiare. Non significa che il dolore sia una fortuna travestita - sarebbe una consolazione a buon mercato. Significa che, oltre a essere attraversato, quel passaggio ha spesso qualcosa da dire su come eri organizzato prima.
Quali eventi la innescano
Quasi sempre un fatto preciso e databile, che la persona ricorda con esattezza. Nella pratica clinica i più frequenti sono questi.
- Un lutto. La morte di un genitore, di un compagno, di un amico, a volte di un animale con cui vivevi da anni. Ne parlo per esteso nella pagina sull'elaborazione del lutto.
- Una separazione. Un divorzio, la fine di una convivenza, una storia lunga che si chiude. Cambia la casa, cambiano gli orari, cambia l'idea che avevi del tuo futuro: ne scrivo nella pagina su separazione e fine di una relazione.
- La perdita del lavoro. Un licenziamento, un'azienda che chiude, una carriera che si interrompe. Insieme allo stipendio spesso salta anche il ruolo sociale e il ritmo delle giornate.
- Una malattia. Tua o di una persona a cui vuoi bene, con l'incertezza e la stanchezza che comporta assistere qualcuno.
- Un trasloco. Cambiare città o paese significa perdere in un colpo la rete di volti e abitudini che ti sosteneva.
- La pensione. Un passaggio previsto e desiderato che, arrivato, lascia molte persone senza sapere chi sono senza il lavoro.
- Il nido vuoto. Quando i figli se ne vanno di casa e nel silenzio riemergono domande rimaste in sospeso per vent'anni, spesso di coppia.
Ci sono poi i cambiamenti che nessuno vede da fuori: la fine di un'amicizia, un progetto in cui avevi investito tutto e che non si è realizzato. Il peso di un evento non si misura da quanto sembra grave agli altri.
I segnali che il momento sta diventando troppo pesante da portare da solo
Stare male dopo un fatto doloroso è normale, e non tutto quello che fa soffrire richiede uno psicologo. Ci sono però dei segnali che indicano che il carico ha superato quello che riesci a gestire da solo.
- Sono passate settimane e non ti stai assestando: hai la sensazione di peggiorare invece che di adattarti lentamente.
- Il sonno è saltato - non ti addormenti, o ti svegli alle quattro e non riprendi più.
- Hai smesso di fare cose che facevi: vedere gente, uscire, occuparti di te. Ti accorgi di rimandare tutto.
- Al lavoro non riesci a concentrarti, dimentichi cose, commetti errori che prima non facevi.
- Il corpo parla al posto tuo: stomaco chiuso, tachicardia, tensione al petto, mal di testa costante - magari con esami medici tutti nella norma.
- Hai cominciato a usare qualcosa per spegnere il pensiero: alcol la sera, farmaci presi di testa tua, ore di schermo per non restare da solo con te stesso.
- Chi ti sta vicino ti dice che sei cambiato, e tu senti che ha ragione ma non sai come tornare indietro.
- Ti accorgi di non parlarne più con nessuno, per non pesare: e più stai zitto, più diventa grande.
Non è un test e non serve riconoscersi in tutti i punti. Se due o tre ti somigliano da un po' di settimane, parlarne con un professionista è una scelta ragionevole, non un'esagerazione.
Come funziona il sostegno psicologico in questi casi
Si parte da ciò che sta succedendo adesso, non dall'infanzia. Nei primi incontri il lavoro è concreto: rimettere in ordine i fatti, dare un nome a quello che senti, capire che cosa è cambiato davvero e cosa invece è rimasto in piedi anche se non riesci a vederlo.
Poi c'è la parte che serve di più e che si fa meno: raccontare. Nei momenti di crisi le persone attorno a te fanno fatica a stare nel dolore - cambiano discorso, cercano di consolarti, ti suggeriscono di reagire. Uno spazio in cui nessuno ti chiede di stare meglio in fretta permette al racconto di svolgersi per intero, con i pezzi contraddittori che contiene: la rabbia dentro il lutto, il sollievo dentro la separazione, la vergogna dentro un licenziamento.
Quando la situazione lo richiede si lavora anche sul quotidiano: gli orari, il sonno, le cose da decidere entro una certa data, come dirlo ai figli, cosa rispondere a chi chiede. Non sono consigli calati dall'alto: sono decisioni tue che, dette a voce alta davanti a qualcuno, diventano più chiare.
In cosa differisce da un percorso lungo
Nel fuoco e nel tempo. Un percorso lungo - come quello descritto nella pagina sui colloqui psicologici individuali - si allarga progressivamente alla tua storia, ai modi in cui funzioni, alle ripetizioni che ti riguardano da anni. Il sostegno nei momenti di crisi resta invece attorno all'evento e alle sue conseguenze immediate.
Sono due cose che possono anche succedere in sequenza. Capita spesso che una persona arrivi per un fatto preciso e che, superato il passaggio più duro, scelga di continuare per capire qualcosa di più ampio su di sé. Ed è altrettanto legittimo fermarsi quando la crisi è stata attraversata.
Quando bastano pochi incontri
Più spesso di quanto si pensi. Alcuni passaggi hanno bisogno di essere accompagnati per qualche settimana, non per anni: una decisione che sta bloccando tutto, il primo periodo dopo una perdita, i mesi in cui si riorganizza la vita dopo una separazione.
Non ti prometto un numero di sedute prima di conoscerti, perché sarebbe disonesto. Al primo colloquio ti do però un'idea realistica di cosa proporrei, e ogni tanto ci fermiamo a verificare se il lavoro sta ancora servendo. Se ritengo che tu possa proseguire da solo, te lo dico.
Crisi ed emergenza non sono la stessa cosa
Una crisi si attraversa con il tempo e con un accompagnamento; un'emergenza richiede un intervento immediato. È una distinzione importante, perché i due canali sono diversi e questa pagina non sostituisce il secondo.
Se in questo momento pensi di farti del male, se qualcuno accanto a te è in pericolo, se ti senti fuori controllo o se dopo un evento traumatico non riesci più a stare in sicurezza, il canale giusto è il 112, numero unico per le emergenze, oppure il pronto soccorso più vicino. Non è un fallimento: è la cosa giusta da fare, subito.
Uno studio privato lavora su appuntamento e non è un servizio attivo 24 ore su 24. Se stai bene abbastanza da poter aspettare qualche giorno, allora siamo nel campo di cui parla questa pagina, e puoi richiedere un primo colloquio conoscitivo.
Dove ricevo
In studio, in via Regina Margherita 85 a San Benigno Canavese (TO), su appuntamento dal lunedì al venerdì. Arrivano abitualmente persone da Volpiano, Bosconero, Chivasso, Settimo Torinese, Brandizzo, Caluso, Rivarolo Canavese e da Torino nord.
Nei momenti di crisi, però, uscire di casa può essere esattamente la cosa più difficile: per questo i colloqui si possono svolgere anche in videochiamata, con la stessa struttura degli incontri in presenza.
I contenuti di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione clinica individuale. Se stai vivendo una situazione di pericolo immediato per te o per qualcun altro, chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso più vicino.