In breve
- Un percorso di crescita personale è un lavoro psicologico su di sé che non parte da un sintomo, ma da una domanda: perché la mia vita ha preso questa forma.
- Si lavora su scelte, identità, relazioni, senso e sulle ripetizioni che continui a mettere in atto senza capirne l'origine.
- Nell'approccio junghiano questo lavoro ha un nome: processo di individuazione, cioè diventare progressivamente la persona che si è davvero.
- Non è adatto a chi sta attraversando una fase acuta di sofferenza: in quel caso viene prima la messa in sicurezza del presente.
Perché si va dallo psicologo anche senza un sintomo
Perché non tutto ciò che non funziona fa rumore. Ci sono persone che non hanno attacchi di panico, non hanno subito lutti recenti, lavorano, hanno rapporti e amici, e però convivono da anni con una sensazione sorda: che la vita che vivono non gli somigli del tutto.
Si presenta in modi riconoscibili. La domenica sera che pesa più del lunedì. La sensazione di aver preso tutte le decisioni importanti per esclusione, o per far contento qualcun altro. Il fatto di ritrovarsi sempre nello stesso tipo di relazione, con persone diverse. Il pensiero, di solito attorno ai trentacinque o ai cinquant'anni, che si stia recitando una parte scritta da qualcun altro. Una fatica a rispondere a domande apparentemente banali: cosa mi piace davvero, cosa voglio.
Nessuna di queste cose è una malattia, e infatti non si tratta di curarle. Sono però domande serie, e meritano uno spazio serio: non l'ultima mezz'ora della giornata, quando sei già esausto, ma un'ora protetta a settimana con qualcuno il cui unico compito è ascoltare bene.
Che cosa lo distingue dal coaching e dai libri di self-help
Il punto di partenza. Il coaching parte da un obiettivo che hai già scelto e costruisce un percorso per raggiungerlo; un buon libro di crescita personale ti offre uno schema di lettura chiaro e degli strumenti da applicare. Sono cose che funzionano, e non ho alcun interesse a sminuirle: molte persone ci trovano davvero qualcosa.
Un percorso psicologico si occupa di ciò che quegli strumenti danno per acquisito. Non «come raggiungo questa meta», ma perché proprio quella meta e perché proprio ora; non «quale abitudine costruisco», ma che cosa dentro di te si oppone da anni a costruirla. Se un metodo che sulla carta è impeccabile non regge oltre tre settimane, di solito il problema non è il metodo.
La differenza pratica è che qui non c'è uno schema da applicare. Il libro lo scrivi tu, seduta dopo seduta, e io non conosco in anticipo il finale. C'è poi una differenza di ruolo che conta: uno psicologo è un professionista abilitato e iscritto all'Albo, tenuto al segreto professionale e a un codice deontologico. Non è un titolo che si autoattribuisce chiunque.
Su cosa si lavora davvero
Su materiale molto concreto, non su astrazioni. In pratica, ricorrono cinque territori.
- Le scelte. Quelle che stai per fare e quelle già fatte. Non per giudicarle, ma per capire da quale posto di te sono partite: il desiderio, la paura, il dovere, lo sguardo di qualcun altro.
- L'identità. Chi sei quando non stai svolgendo un ruolo. Quanto di quello che chiami «carattere» è davvero tuo e quanto è un adattamento imparato presto e mai più discusso.
- Le relazioni. Come ti collochi con gli altri: quanto chiedi, quanto concedi, dove fai fatica a dire di no e con chi diventi improvvisamente un'altra persona.
- Il senso. Cosa rende sensato quello che fai. È la domanda che torna nei passaggi di età, quando gli obiettivi della prima parte della vita sono stati raggiunti - o mancati - e non bastano più a orientare.
- Le ripetizioni che non capisci. Le sequenze che si ripetono uguali: lo stesso tipo di partner, lo stesso conflitto sul lavoro, la stessa fuga a un passo dal risultato. Quando una cosa si ripete, di solito c'è qualcosa che non è ancora stato compreso.
Il materiale su cui si lavora sono i fatti della tua settimana, i ricordi che affiorano, le emozioni che compaiono in seduta e - se li porti - i sogni.
Come l'approccio junghiano guarda alla crescita personale
La considera un movimento naturale della psiche, non un progetto di miglioramento. Per Carl Gustav Jung ognuno di noi tende, nel corso della vita, a diventare più pienamente sé stesso: lui chiamava questo movimento individuazione, cioè il processo con cui una persona si distingue progressivamente dai modelli collettivi che ha assorbito e trova la propria forma. Ne parlo in modo esteso nella pagina sul processo di individuazione.
Da questo punto di vista, crescere non significa aggiungere qualità che non hai. Significa piuttosto recuperare parti di te che hai messo da parte per essere accettato, riuscire, non deludere. Jung chiamava Persona la maschera sociale che ognuno costruisce - necessaria, finché non si finisce per confonderla con sé stessi - e Ombra tutto ciò che è stato scartato perché non compatibile con quell'immagine: rabbia, ambizione, bisogno, ma anche talenti mai coltivati.
Il lavoro, allora, non è eliminare le contraddizioni, ma imparare a stare in un dialogo più onesto con le proprie parti. Nella mia esperienza il cambiamento che nasce così non arriva con una scossa: sono piccoli spostamenti interni, un passo alla volta, che dopo qualche mese ti fanno accorgere di reagire in modo diverso a qualcosa che prima ti travolgeva. Trovi il quadro completo del metodo nella pagina sull'approccio junghiano.
A chi non è adatto
A chi, in questo momento, ha bisogno di altro. È giusto dirlo con chiarezza, invece di lasciar intendere che un percorso di conoscenza di sé vada bene per chiunque in qualunque fase.
- Se stai attraversando una fase acuta di crisi - un lutto recente, una separazione in corso, un crollo improvviso - viene prima l'attraversamento di quel passaggio. Il lavoro esplorativo, semmai, viene dopo.
- Se c'è una sofferenza intensa e continuativa che ti impedisce di funzionare, serve una valutazione clinica e, in certi casi, un intervento medico o psicoterapeutico. Te lo dico al primo incontro.
- Se stai cercando una risposta rapida, un consiglio operativo o qualcuno che decida al posto tuo, resterai deluso: questo lavoro va nella direzione opposta.
- Se non hai spazio nella tua vita per un appuntamento settimanale costante, è più onesto rimandare. La regolarità qui non è un dettaglio organizzativo, è parte del metodo.
Quanto dura
Non ha una durata prestabilita, e questo va detto senza girarci attorno. Chi lavora su un passaggio preciso - una scelta professionale, un cambiamento di vita, una domanda che è emersa a una certa età - spesso trova quello che cercava in qualche mese. Chi apre un lavoro più ampio prosegue più a lungo, talvolta con pause volute.
La cadenza abituale è settimanale, con sedute di circa 50 minuti, come nei colloqui psicologici individuali. Ogni tanto ci fermiamo a guardare dove siamo arrivati: serve a te per decidere se il lavoro sta ancora avendo un senso, e a me per non dare per scontato che debba continuare.
Dove si svolgono gli incontri
In studio, in via Regina Margherita 85 a San Benigno Canavese (TO), su appuntamento dal lunedì al venerdì: una posizione comoda per chi arriva da Volpiano, Bosconero, Chivasso, Leini, Settimo Torinese e dal resto del Canavese. Oppure in videochiamata, se abiti lontano o hai orari difficili da incastrare.
I contenuti di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione clinica individuale. Se stai vivendo una situazione di pericolo immediato per te o per qualcun altro, chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso più vicino.