In breve
- L'immaginazione attiva è un metodo ideato da Jung: si dà spazio a un'immagine interiore e si entra in dialogo con essa, restando svegli e consapevoli.
- Non è fantasticare, perché non si guida il finale; non è meditazione, perché non ci si limita a osservare.
- Può prendere la forma della scrittura, del disegno, del movimento o di un dialogo interiore: la resa estetica non conta.
- Non è una pratica fai-da-te e non è indicata per tutti, in particolare nelle fasi di forte destabilizzazione.
Cos'è l'immaginazione attiva
È un metodo, ideato da Carl Gustav Jung intorno agli anni Dieci del Novecento, per entrare in rapporto consapevole con le proprie immagini interiori. In pratica: invece di scacciare una figura che torna nella mente, o di lasciarsene travolgere, le si dà spazio e le si parla. Poi si ascolta che cosa risponde.
Detto così può suonare bizzarro. Ma è un'esperienza che facciamo continuamente in forma ridotta: quando immaginiamo una conversazione difficile prima di farla, quando una voce interna ci contesta mentre stiamo decidendo, quando un ricordo si presenta con una faccia precisa. L'immaginazione attiva prende quel fenomeno spontaneo e gli dà una forma, un tempo e una cornice.
L'obiettivo non è produrre visioni. È il contrario: rendere pensabile qualcosa che finora agiva alle tue spalle. Un'emozione che non riesci a nominare, una parte di te che sabota sempre allo stesso punto, una paura che non si spiega a parole ma ha un'immagine molto chiara.
In cosa si distingue dal fantasticare e dalla meditazione guidata
La differenza sta in chi tiene il volante. Nel fantasticare sei tu a scrivere la sceneggiatura: immagini la promozione, la vendetta, la vacanza, e il finale lo decidi. Il materiale resta dentro i confini di quello che già desideri o temi, e infatti raramente ti sorprende.
Nell'immaginazione attiva succede l'opposto: fai una domanda e aspetti. La risposta che arriva spesso non è quella che avresti scritto, e a volte non ti piace nemmeno. Quel piccolo scarto - l'immagine che si comporta come non avevi previsto - è il segno che stai davvero lavorando.
Dalla meditazione guidata la distanza è altrettanto netta. Lì c'è una voce che propone un percorso già scritto e un invito a lasciar passare i pensieri; qui non c'è nessuno scenario preconfezionato e non si lascia passare niente: ci si ferma proprio sull'immagine, la si prende sul serio, si accetta che possa avere un punto di vista diverso dal tuo. E, a differenza di un rilassamento, può anche agitare.
Come si svolge in seduta
Con molta semplicità e in tempi brevi. Non è una tecnica spettacolare e non richiede stati particolari di coscienza: si resta svegli, seduti, in grado di aprire gli occhi e interrompere quando si vuole.
- Si sceglie un punto di partenza. Di solito è qualcosa che è già emerso: una figura di un sogno, un'immagine ricorrente, una sensazione fisica che si trasforma in forma.
- Si abbassa il rumore. Pochi minuti di silenzio per lasciare che l'immagine si stabilizzi, senza costruirla a tavolino.
- Si entra in dialogo. Le si chiede chi è, cosa vuole, perché torna adesso. E si annota quello che risponde, anche se sembra assurdo.
- Si dà una forma esterna. Scrivendo il dialogo, disegnando la scena, a volte solo descrivendola ad alta voce.
- Si torna alla vita reale. È il passaggio che conta di più: che cosa c'entra questo con la settimana che hai davanti, con quella persona, con quella decisione.
Il tutto avviene dentro una relazione, non in solitudine: c'è qualcuno che regge la cornice, che ferma quando serve fermarsi e che aiuta a rimettere i piedi per terra alla fine. Nei colloqui individuali, nello studio di San Benigno Canavese o in videochiamata, se ne parla prima, si prova insieme, e solo dopo eventualmente si concordano dei momenti da fare a casa.
Le forme che può prendere
Non esiste una forma corretta: si sceglie quella che ti è più naturale, e spesso cambia nel tempo.
- La scrittura. La più usata. Si scrive il dialogo come un copione, con le domande da una parte e le risposte dall'altra, senza rileggere e senza correggere.
- Il disegno. Utile quando l'immagine è più forte delle parole. Non serve saper disegnare: bastano forme e colori.
- Il movimento o il gesto. Per chi sente le cose nel corpo prima che nella testa.
- Il dialogo interiore silenzioso. Solo mentale, poi raccontato in seduta.
Le cautele: perché non è una pratica fai-da-te
Perché apre in fretta materiale che può essere intenso, e chi lo apre da solo rischia di restarci dentro. Jung stesso la considerava una pratica impegnativa, non un esercizio di benessere. È il motivo per cui, nel lavoro clinico, si introduce con gradualità e mai come prima cosa.
In particolare, non è indicata:
- nelle fasi di forte destabilizzazione, quando il confine tra dentro e fuori si fa fragile;
- durante una crisi acuta, quando la priorità è ritrovare stabilità, sonno e sicurezza;
- quando c'è una sofferenza traumatica ancora molto viva e non ancora contenuta;
- quando la persona non ha, in quel momento, uno spazio in cui riportare quello che emerge.
In tutti questi casi si lavora diversamente, con strumenti più concreti e ancorati al quotidiano - è quello che accade, per esempio, nel sostegno nei momenti di crisi. La valutazione non si fa una volta per tutte: si rivede nel tempo, insieme.
A cosa serve
Serve a trasformare qualcosa che ti agisce in qualcosa con cui puoi parlare. È una differenza pratica, non filosofica: una paura senza nome ti blocca e basta, mentre una paura che ha assunto una forma e che hai interrogato diventa un interlocutore, e con un interlocutore si può negoziare.
Le persone che ci lavorano riportano spesso tre effetti: una maggiore capacità di riconoscere le proprie emozioni mentre stanno accadendo, un rapporto meno spaventato con le parti di sé che consideravano inaccettabili - quelle che nel linguaggio junghiano appartengono all'Ombra - e un senso più chiaro di direzione, che è poi il cuore del processo di individuazione.
Non sono risultati garantiti, e nessuno può prometterli. Sono possibilità che si aprono quando il metodo incontra il momento giusto. Se vuoi capire se è il tuo, il modo più semplice è parlarne: il primo colloquio conoscitivo è gratuito, in studio a San Benigno Canavese o online da tutta Italia.
Un'avvertenza. Questa pagina ha scopo divulgativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale. L'immaginazione attiva non è un esercizio di autoaiuto da praticare senza accompagnamento professionale. Se stai attraversando un momento di pericolo immediato per te o per altri, chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso più vicino.
In questa pagina
Il primo passo
- Primo colloquio conoscitivo gratuito e senza impegno.
- Studio in via Regina Margherita 85, San Benigno Canavese (TO).
- Anche in videochiamata, per chi vive lontano o viaggia spesso.